Verso lo sviluppo di un test del microbioma, attraverso le feci, per la diagnosi precoce del Parkinson, anni prima della comparsa dei sintomi: l'analisi dei microrganismi nella flora intestinale può infatti rivelare se una persona è a maggior rischio di ammalarsi.
Lo rivela uno studio su Nature Medicine, condotto tra University College London, Irccs Mondino e Università di Pavia, Asl-Irccs di Reggio Emilia, Irccs Ca' Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
I ricercatori hanno scoperto che i pazienti presentano una specifica composizione microbica intestinale, così come gli individui sani ma predisposti ad ammalarsi. Ciò potrebbe anche portare a individuare nuove strategie per prevenire il Parkinson agendo sull'intestino. Il Parkinson è una delle principali cause di disabilità e la malattia neurodegenerativa a più rapida crescita numerica e per mortalità, spiega Anthony Schapira, responsabile dello studio che ha coinvolto nel Regno Unito e in Italia 271 persone con malattia di Parkinson, 43 portatori della variante GBA1 (una mutazione che aumenta il rischio di ammalarsi di Parkinson fino a 30 volte) senza sintomi clinici e 150 partecipanti sani di controllo. E' emerso che oltre un quarto dei microbi che compongono il microbiota intestinale - 176 specie diverse - presenta concentrazioni differenti tra le persone con Parkinson e i partecipanti sani di controllo. Alcuni microbi sono più comuni tra i pazienti, altri tra i partecipanti sani. Questa differenza era particolarmente evidente nelle persone con malattia di Parkinson in stadio avanzato. La maggior parte di questi microbi (142 specie) presenta inoltre concentrazione diversa confrontando i soggetti sani con le persone ad alto rischio di Parkinson ma ancora senza sintomi.







