E' durato sette anni lo studio di ricerca sull'autismo, integrando genetica, ambiente e microbioma in un unico modello di analisi, e oggi è stato presentato, in anteprima internazionale, a Salerno. Il progetto identifica, infatti, potenziali biomarcatori biologici del disturbo dello spettro autistico (Asd) e rafforza il ruolo dell'asse intestino-cervello. Circa 250mila metadati raccolti, oltre 21mila campioni analizzati e 344 famiglie coinvolte (di cui 71 bambini con diagnosi di autismo): questi i numeri del progetto europeo Gemma (Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism), coordinato dalla Fondazione Ebris e finanziato nell'ambito del programma Horizon 2020.
I ricercatori hanno usato dati biologici e intelligenza artificiale per capire meglio come si sviluppa la condizione. E sono stati individuati i primi potenziali biomarcatori biologici dell'Asd, ponendo le basi per strategie di screening più precoci, predizione del rischio e interventi personalizzati. Secondo la sintesi del progetto, l'integrazione tra dati clinici, genomici, metagenomici, proteomici e metabolomici rappresenta uno degli elementi più innovativi del lavoro, perchè consente di osservare nel tempo i processi biologici associati all'Asd e di passare da una logica reattiva a una prospettiva predittiva e personalizzata.








