Il mercato europeo della consulenza finanziaria è attraversato da dinamiche comuni e sfide condivise, un panorama che Fabrizio Zumbo, Senior Specialist di Vanguard, facendo il punto sui dati delle ricerche della società su diversi paesi europei, inquadra in questi termini: «Le differenze tra paesi sono minime ed i dati raccontano una realtà molto simile da un paese all’altro, in fondo, stiamo parlando dello stesso contesto: l’Europa». L’analisi di Vanguard ruota attorno a tre precise coordinate che definiscono una sorta di nuovo paradigma della consulenza: la personalizzazione, la percezione dei costi e la trasparenza.

La personalizzazione

La prima coordinata scardina una convinzione ancora molto radicata nell’industria. Come sottolinea Zumbo: «Molti advisor continuano a pensare che il portafoglio, i ritorni sugli investimenti siano la cosa più importante. In realtà è la relazione con il consulente l’elemento che sta più a cuore ai clienti, perché è a livello del servizio che viene chiesta la personalizzazione da questi ultimi». Tuttavia l’iper-personalizzazione dei portafogli, in un mercato in cui i prodotti finanziari offrono meno margini di differenziazione, rischia, secondo l’esperto, solo di generare oneri maggiori e minori rendimenti nel lungo periodo. La chiave è un’altra, secondo Zumbo: «La personalizzazione non avviene a livello di portafoglio, ma viene valutata molto di più dal punto di vista dell’esperienza nel servizio». Per l’investitore, un servizio su misura significa avere un punto di riferimento solido e umano: «Il mio consulente è lì quando ho bisogno. Sto parlando con un umano che tiene in considerazione non solo me stesso, ma tutta la mia famiglia, il mio benessere olistico, non solo finanziario, che mi fornisce “peace of mind”».