«La consulenza è una: c’è chi la fa e chi non la fa». Luigi Conte, presidente di Anasf alla presentazione del White Book della consulenza finanziaria, realizzata da Fecif, la Federazione europea dei consulenti e intermediari finanziari e che rappresenta una prima ricognizione a livello europeo dello stato della professione. Per Conte dunque: «La consulenza è una sola, anche se può essere estrinsecata secondo vari modelli, perché è la consulenza ad essere indipendente, non il consulente, poiché nessuno di noi è indipendente: siamo tutti dipendenti da qualcosa». La posizione è emersa commentando la preferenza emersa anche dall’ultimo “non paper” della Commissione Ue per i consulenti indipendenti. Per Conte: «Le distinzioni come “indipendente/dipendente” generano confusione, mentre la vera differenza sta tra chi fa consulenza finanziaria (e produce valore) e chi non la fa (o genera danno). La responsabilità dei professionisti è rappresentare correttamente la materia complessa ai cittadini inconsapevoli, e il lavoro di approfondimento e verifica merita una classificazione più dignitosa».

Il White book offre una fotografia aggiornata del settore in Europa, evidenziando le principali tendenze dei 27 Stati membri dell’Ue, con l’aggiunta di Andorra, Regno Unito e Svizzera, e le prossime sfide: dall’evoluzione normativa nell’ambito della Capital Market Union e della Savings and Investments Union, alla sostenibilità, alla digitalizzazione, fino al tema della previdenza. Come infatti spiega Vania Franceschelli, presidente Fecif: «Il White book è nato come conseguenza della partecipazione ai tavoli di lavoro con la Commissione Europea e della presentazione di un paper che raccoglieva le voci dei consulenti finanziari in Europa, anche al fine di mitigare le prime stesure della Ris (Retail Investment Strategy), che si focalizzavano esclusivamente sul tema dei costi. È la prima volta che in Europa - aggiunge - viene realizzato un focus sulla professione. Per i consulenti finanziari, il documento deve rappresentare un unicum, diminuendo la reticenza che a volte si riscontra nel settore e ponendo i professionisti al centro». L’idea è che il ruolo della professione sta assumendo una rilevanza sociale importante in Europa e proprio per questo è necessario uno strumento per informare i decisori politici dell’Unione Europea, disegnando uno scenario per orientare le scelte future.