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Ultimo aggiornamento: 7:09

Nel mondo patinato delle reti di consulenza finanziaria, tutto sembra costruito per rassicurare: brochure eleganti, parole come “protezione”, “strategia”, “affiancamento”. Ma basta grattare appena la superficie per scoprire che esiste un termometro semplicissimo, accessibile a tutti, capace di misurare la reale natura di una banca o di una rete di consulenti: basta guardare quanta parte del patrimonio dei clienti finisce nel cosiddetto “risparmio gestito”.

Non serve essere analisti. Non serve leggere bilanci o decifrare prospetti da 200 pagine. È molto più semplice: se una rete ha la maggior parte del patrimonio investito in fondi, SICAV, gestioni patrimoniali o polizze, è quasi certo che la sua priorità non sia il risparmiatore, ma l’ingranaggio commerciale che deve alimentare. È il modello di business a raccontarlo, non la retorica delle interviste.

Le percentuali presenti nelle tabelle diffuse periodicamente dalla stampa specializzata parlano chiaro. In alcune reti il risparmio gestito supera abbondantemente la metà del patrimonio totale. E non è un dettaglio tecnico: è la fotografia di come funziona quel mondo. Il gestito è il motore che garantisce commissioni ricorrenti, entrate stabili e margini elevati. È la benzina che alimenta budget di vendita, campagne interne, sistemi premianti. Più fondi collocati, più provvigioni. Più provvigioni, più utili. E più utili, più pressione verso la raccolta.