Al congresso biennale di JRE-Jeunes Restaurateurs, andato in scena a Colonia, i giovani chef hanno tracciato le rotte del futuro della ristorazione. L’associazione, che da quest’anno è diventata per la prima volta intercontinentale con l’ingresso di ristoratori provenienti da Argentina, Perù e Cile, ha fatto il punto su sfide e opportunità di una professione sempre più dinamica, mettendo a confronto esperienze diverse e favorendo il networking. Dove sta andando la cucina contemporanea? Qual è il futuro del mestiere di ristoratore? Dal convegno è emersa una direzione precisa.
Il futuro non sono grandi innovazioni, ma piccole scelte quotidiane e condivise
Per Daniel Canzian, presidente internazionale di JRE, la parola chiave del futuro non è innovazione, ma ottimizzazione. “Parlare di futuro non significa solo parlare di innovazione: c’è una parola nuova e più efficace per descrivere la cucina che verrà, ed è ottimizzazione”. Ottimizzare e semplificare, nel suo ragionamento, diventano decisioni culturali prima ancora che operative. Ogni piatto è cultura, tecnica, economia e persone che lavorano insieme. La partita, ha spiegato Canzian, non si gioca su tecnica o ingredienti ma su scelte condivise: “Il futuro non si gioca su un uso migliore o più estremo della tecnica, ma nel fare piatti che assumano un significato profondo, pieni di senso. Il futuro non è nelle grandi invenzioni, ma nelle piccole scelte quotidiane e condivise. Nell’ottimizzare senza complicare, per diventare più forti e più flessibili”.






