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21 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 15:51
Pensiamo che la nascita sia un nuovo inizio, un momento in cui tutto è possibile. A quanto pare, almeno per i batteri, qualcosa sembra già deciso. Un nuovo studio presentato al congresso della European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases a Monaco di Baviera apre a uno scenario tutt’altro che rassicurante nella lotta alla antibiotico-resistenza (Amr). I ricercatori dell’Università di Tessalonica in Grecia hanno analizzato il meconio, ovvero le prime feci dei neonati, di 105 bambini ricoverati in terapia intensiva nelle loro prime 72 ore di vita. Il risultato non fa ben sperare: oltre il 90% dei campioni in esami contiene già i geni legati alla resistenza agli antibiotici. La media è di otto per ogni neonato.
“La presenza di geni così presto è molto preoccupante”, ha osservato Argyro Ftergioti, uno degli autori dello studio. A impensierire gli scienziati è soprattutto la scoperta che la lotta contro i batteri resistenti non comincia solo in età adulta negli ospedali o con le prime infezioni. Al contrario, inizia molto prima di quanto si pensasse. Per anni si è creduto che il meconio fosse sterile, una pagina bianca microbiologica. Secondo il coordinatore dello studio, Elias Iosifidis, il profilo di resistenza invece si costruisce già in questa fase iniziale di vita, influenzato da fattori come la trasmissione materna, il tipo di parto e le primissime esposizioni ospedaliere. Non a caso nei neonati le cui madri erano state ricoverate durante la gravidanza o che avevano ricevuto un catetere venoso subito dopo la nascita, alcuni geni risultavano più frequenti.








