Geni che fanno resistenza agli antibiotici, bloccandone l’efficacia? Sono nel nostro organismo appena siamo nati. Perché sono presenti nel meconio, il prodotto di quello che mangiamo da neonati in utero (come cellule epiteliali, liquido amniotico e muco). È una scoperta che rivoluziona ciò che si sapeva a proposito del fenomeno dell’antibiotico-resistenza diffuso nei neonati. Un risultato annunciato degli esperti riuniti a Monaco in occasione del Congress of the European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (Escmid Global 2026), ma che non sorprende del tutto perché alcune ricerche già avevano rimesso in discussione la sterilità del meconio, individuando in esso tracce di derivazione batterica che risalgono a prima della nascita, e quindi a prima della colonizzazione post partum.

Cos’è l’antibiotico-resistenza

Quando parliamo di antibiotico-resistenza (Amr) l’attenzione si sposta su un fenomeno molto diffuso, anche nei neonati appunto e, avvertono gli esperti, “preoccupante”. È la capacità dei batteri di resistere all'azione degli antibiotici, rendendo inefficaci le cure per infezioni comuni come cistiti o polmoniti. Un problema di salute pubblica, quello della perdita di efficacia degli antibiotici contro i microrganismi (compresi dunque non solo i batteri, ma tutti i microrganismi), che si stima causi direttamente ogni anno più di un milione di decessi. E l'Italia presenta una delle situazioni più critiche in Europa, con un alto consumo di antibiotici e una significativa prevalenza di batteri resistenti, spesso legati a infezioni correlate all'assistenza. In questo quadro si inseriscono le previsioni dell’Oms, che considera l'antibiotico-resistenza una grave minaccia per la salute globale, con stime che prevedono fino a 10 milioni di morti all'anno entro il 2050 se non si interviene.