Genova – Plastiche e microplastiche: di queste ultime, in particolare, i ricercatori stanno studiano l’impatto sulle vie respiratorie. Malattie. Prime avvisaglie di resistenze agli antibiotici. Spaesamento dovuto ai rumori (dell’uomo) e impatti antropici vari (dalle catture agli urti accidentali delle navi). «E la componente dell’aumento delle temperature ha e avrà un impatto: sì, perché bisogna valutare anche le conseguenze di nuove specie provenienti da altri mari, le cosiddette specie aliene». Nicola Pussini, 49 anni, è dirigente veterinario del C.Re.Di.Ma., il Centro di referenza nazionale per le indagini diagnostiche sui mammiferi marini spiaggiati dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte, della Liguria e della Valle D’Aosta. Ha lavorato anche in America, in Antartide e all’Acquario di Genova. Ora è alla guida di una sorta di Csi delle balene, dei delfini e dei cetacei che si spiaggiano a volte ancora in vita, il più delle volte morti. Perché il ruolo del C.Re.Di.Ma. è capire, partendo dalle carcasse, la scena del crimine. Ovvero: i motivi della morte. Il laboratorio, che è a Savona, ha sette ricercatori. La rete è più ampia: l’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, della Valle D’Aosta e della Liguria ha sede a Torino e moltissimi laboratori fra le tre regioni: in Liguria, in tutte e quattro le province. Nel 2024 e nel 2025 i dati per la Liguria parlano di 26 cetacei fra capodogli, stenelle, tursiopi e balenottere che si sono spiaggiati. «La media è di 10- 15 l’anno in Liguria, e si arriva anche a 150-200 allargando lo sguardo alle spiagge di tutta Italia. Non sono numeri piccoli, affatto: questi animali sono longevi, sono all’apice della catena alimentare e ci raccontano moltissimo dello stato di salute del mare».