Analizzati quasi 500 campioni fecali di animali selvatici tra volpi e uccelli. Individuate forme di resistenza agli antibiotici anche in aree lontane dall’uomo. Gli esperti: la fauna può diventare un sistema di allerta precoce per la salute pubblica.
Lo studio e il campione analizzato
La diffusione della resistenza agli antibiotici potrebbe essere monitorata attraverso la fauna selvatica. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Parma e guidato da Mauro Conter, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie.
I ricercatori hanno esaminato quasi 500 campioni fecali provenienti da animali selvatici: 184 campioni di volpi rosse, 209 di corvi e gazze e 100 di diverse specie di uccelli acquatici. Gli animali monitorati si muovono tra ambienti urbani, rurali e naturali, contribuendo inconsapevolmente alla diffusione della resistenza antimicrobica (AMR) tra ecosistemi differenti.
Le volpi risultano coinvolte nella diffusione su scala locale, mentre gli uccelli possono trasportare la resistenza su lunghe distanze.






