In un momento storico in cui l’influenza aviaria smette di essere percepita come un’emergenza confinata agli allevamenti e torna a imporsi nel dibattito scientifico internazionale come una delle più probabili candidate alla prossima pandemia umana globale, l’attenzione degli esperti si concentra su ciò che accade oggi — nelle popolazioni selvatiche, negli allevamenti, nei laboratori di ricerca — per capire come potrebbe evolvere domani. Tra le voci più autorevoli sul tema c’è Loic Jegou, vice presidente per l’Europa di Ceva Salute Animale, figura chiave in un’azienda che da anni lavora nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di vaccini contro la forma ad alta patogenicità di H5N1, a stretto contatto con autorità sanitarie, veterinari e filiere produttive. Il suo ruolo europeo, che incrocia analisi epidemiologica, strategie vaccinali e gestione del rischio, lo rende un osservatore diretto di come il virus stia evolvendo e di quali strumenti servano per contenerlo.

Influenza aviaria: cosa sapere, la mappa del contagio e tutte le ultime notizie

17 Marzo 2025

Con piattaforme vaccinali di nuova generazione in sviluppo, laboratori genomici dedicati e progetti mirati a rafforzare la medicina preventiva, Ceva si trova infatti in prima linea nel monitoraggio dei ceppi circolanti, nella valutazione del rischio zoonotico e nella messa a punto di soluzioni Diva che permettono di distinguere animali vaccinati da infetti, facilitando la sorveglianza. Nell’intervista esclusiva rilasciata a La Zampa, Loic Jegou descrive un virus diventato endemico, capace di circolare tutto l’anno e di coinvolgere un numero crescente di specie — compresi i mammiferi — avvicinandosi sempre più agli spazi dell’uomo. Una sfida che riguarda insieme salute animale, equilibrio degli ecosistemi e sicurezza alimentare, e che richiede risposte coordinate, costanti e lungimiranti prima che la prossima emergenza riporti l’attenzione globale su un rischio che, nel frattempo, non ha mai smesso di correre.