La nuova ondata stagionale di influenza aviaria sta costringendo i governi europei a misure sempre più severe e preventive: l’ultimo Paese a scendere in campo con un provvedimento significativo è la Spagna, che ha deciso di vietare l’allevamento all’aperto del pollame a partire da lunedì 10 novembre. La misura, annunciata dal ministero dell’Agricoltura e disposta dalla Direzione generale di Sanità della produzione agroalimentare e del benessere animale, è motivata dall’aumento dei focolai tra uccelli selvatici e pollame e mira a ridurre il rischio di contatto fra animali domestici e uccelli migratori, considerati vettori principali del virus. In Spagna, secondo i dati ufficiali citati dalle autorità, sono stati registrati numerosi focolai e, dall’inizio dell’anno, si conterebbero già milioni di animali soppressi per il contenimento della malattia.

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Le decisioni europee

La scelta di Madrid si inserisce in un quadro europeo in cui l’epidemia si è manifestata in anticipo e con intensità variabili fra i Paesi. A preoccupare è in particolare la situazione in Germania, che finora risulta fra i più colpiti: nel periodo estivo e all’inizio dell’autunno le autorità tedesche hanno documentato decine di focolai in allevamenti commerciali, con migliaia di uccelli coinvolti e ampie operazioni di abbattimento per contenere la diffusione. L’entità delle infezioni in Germania — molto più alta rispetto allo scorso anno — ha indotto le istituzioni sanitarie nazionali a intensificare le misure di controllo e sorveglianza, ponendo il Paese in cima alla classifica europea per numero di focolai registrati in questa fase.