In Europa è un osservato speciale, perché il timore che possa passare dal contagiare gli animali all’attaccare direttamente gli esseri umani sale. Il virus dell’aviaria crea apprensione. Gli occhi sono tutti puntati sui 60 nuovi focolai scoppiati nelle ultime settimane in alcuni allevamenti avicoli di diversi Paesi europei: dal 23 dicembre scorso sono finiti nel mirino del patogeno Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia. Per questo la Commissione europea ha comunicato che sta “monitorando attentamente” la situazione.

Perché il virus potrebbe fare il salto di specie: viene considerato a potenziale rischio pandemico anche per gli esseri umani, se dovesse mutare. In Italia la situazione non è meno preoccupante. La delinea Massimo Ciccozzi, professore di Epidemiologia e Statistica medica dell'Università Campus Bio-Medico di Roma: “Stiamo affrontando un aumento dei focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI)”, spiega. Da qui nasce il nuovo piano nazionale che, dalla prossima primavera, introduce la vaccinazione preventiva di tacchini e galline ovaiole nelle zone considerate più a rischio.