Un mese e mezzo di conflitto in Iran e di tensioni sul prezzo di petrolio e gas possono costare all'Italia circa due decimali di crescita in meno nel 2026. Gli effetti della guerra si tradurranno in una revisione al ribasso delle stime sul Pil attese domani in Consiglio dei ministri. La riunione, prevista per metà mattinata, dovrebbe avere all'ordine del giorno il Documento di finanza pubblica con l'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche.

L'ottimismo che caratterizzava le settimane che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano contro la Repubblica islamica e la rappresaglia di Teheran è scemato, nonostante le attese per una fragile tregua. Le tabelle registreranno nero su bianco il rallentamento. Per quest'anno dall'iniziale 0,7% il dato dovrebbe passare a 0,5%, in linea con il taglio delle stime effettuato nelle ultime settimane dalle istituzioni internazionali e con una crescita già acquisita dello 0,3%. Lo scenario, d'altronde, è peggiorato.

L'Europa e l'Italia sono davanti a uno choc energetico che la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, non ha esitato a definire "enorme". Il rischio è la perdita, stimata, di 13 milioni di barili al giorno. E questo prima del blocco statunitense sullo Stretto di Hormuz. «Le prospettive rimangono fragili e sono ancora possibili scenari peggiori», ha spiegato la numero uno dell'Eurotower. La Ue si trova davanti a uno dei momento «più decisivi dalla fondazione». Tuttavia l'economia europea «non è ancora pienamente in uno scenario avverso»; per decidere come agire sui tassi «servono ancora dati», ha aggiunto.