A leggere il quotidiano Domani la piazza di Salvini a Milano era vuota per tre quarti, a leggere La Stampa invece era vuota a metà, a leggere il Corriere c’era folla ma non quanta la Lega se ne aspettava. Ma la di là del balletto delle cifre – che non tiene conto dei cortei degli antagonisti che magari avranno pure scoraggiato qualcuno a presenziare al comizio di Salvini – sui giornali antimeloniani e antigovernativi la tesi che va forte è quella secondo cui Meloni ha bisogno di un nuovo racconto, Salvini pure, il governo pure. E perché il racconto precedente non funziona più? Perché Trump è matto e perché Orban è crollato (com’era, peraltro, ampiamente prevedibile).
Che quello trumpiano e orbaniano fosse, in realtà, il loro racconto e non quello delle destre italiane è particolare di cui i commentatori non si curano. La questione delle questioni sul tappeto resta sempre la stessa: la risposta da dare all’immigrazione irregolare. È su questo tema (molto reale, molto vero, altro che “racconto”) che si gioca la partita politica. Un tema che incrocia quello della sicurezza e che a ben guardare finisce col mettere a nudo le ipocrisie di una sinistra prigioniera di tic ideologici che non riesce a superare. Sevi riuscisse, comprenderebbe facilmente che FdI e Lega non hanno investito sulla persona di Trump ma su ciò che c’era dietro la sua rielezione: più rigore contro l’immigrazione irregolare, controffensiva capillare contro il wokismo, reazione agli effetti economici della globalizzazione. L’investimento, dicono i commentatori “illuminati” ha fallito perché ha fallito il sovranismo. Errore: intanto va spiegato che alla base del sovranismo c’è e resiste l’idea di nazione, che è cosa diversa dalle degenerazioni del nazionalismo. Tra l’altro, come osserva giustamente Alessandro Campi nel suo studio “Autoritarismo, populismo, nazionalismo” (Rubbettino) lingua, costumi, storia, religione sono i fattori che hanno dato vita alla realtà empirica della nazione e che non sono cancellabili. Torniamo dunque al “racconto” nuovo di cui Salvini avrebbe bisogno e che anche Meloni faticherebbe a rintracciare. Il governo com’è noto ha individuato nel modello Albania un sistema per poter trasferire i migranti irregolari e introdurre espulsioni rapide con procedure accelerate di frontiera. Un sistema contestato a suon di sentenze dalla magistratura e ritenuto dalla sinistra una sorta di deportazione irrispettosa dei diritti umani.












