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Ultimo aggiornamento: 7:55

In genere, quando si parla di Roma in relazione alle vicende del nuovo teatro degli anni Sessanta e Settanta, ci si limita a ricordare pigramente il fenomeno delle “cantine romane”, dimenticandosi di citare un’esperienza di ben più ampio respiro, non solo cronologico, e che comunque ebbe inizio molto prima, nel pieno degli anni Cinquanta. Mi riferisco al Teatro Club, animato fra 1957 e 1984 da due figure d’eccezione: Gerardo Guerrieri (1920-1986), regista, traduttore, critico e studioso di teatro, e sua moglie Anne d’Arbeloff (1925-2022), viaggiatrice, giornalista, poetessa, appassionata di teatro e straordinaria organizzatrice.

Diversissimi per origine e bagaglio culturale, Gerardo e Anne erano accomunati dalla stessa, incrollabile convinzione che la cultura e l’arte, con il teatro al primo posto, dovessero servire più di tutto a erodere le barriere di ogni tipo e a costruire ponti, occasioni d’incontro, di dialogo, di conoscenza reciproca.

Pronunciate oggi, possono suonare parole un po’ consumate, perché le abbiamo sentite usare troppe volte, rimanendo quasi sempre delusi. Ma negli anni Cinquanta, quando il mondo cercava di risollevarsi dalle macerie e dagli orrori della Seconda guerra mondiale, erano parole e propositi da pionieri visionari.