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Ultimo aggiornamento: 13:36

C’è un momento, entrando al WeGil, spazio polifunzionale dall’architettura razionalista ideato negli anni Trenta e restituito quasi dieci anni fa alla cittadinanza dopo decenni di abbandono, in cui capisci che questa mostra visitabile fino al 30 giugno non vuole piacerti. Ma spostarti di lato. Farti dubitare di quella Roma che pensavi di conoscere talmente bene da non doverla più guardare.

“Roma Terzo Millennio – La scia della cometa”, promossa dalla Regione Lazio in collaborazione con LAZIOcrea, ideata dall’instancabile Umberto Vattani e da lui curata con Andrea Bruschi, Giuseppe D’Acunto e Rosalia Vittorini, muove da un equivoco condiviso, anche se raramente professato: Roma è ridotta a una cartolina. È musealizzata, veicolata sempre alla stessa maniera. Con un pugno di immagini ripetute senza soluzione di continuità (il Colosseo, San Pietro, la Fontana di Trevi), mentre tutto il resto resta in dissolvenza.

In questa mostra accade l’esatto contrario. Si prova a rimettere in moto tutto quello che era stato cristallizzato nella ridda delle guide pubblicate ai quattro angoli del pianeta, nelle mappe propagate da uffici comunali, alberghi e circuiti turistici. Via dal cliché, dal copione incrollabile: la Roma che coinciderebbe con il solo centro storico, col retaggio dei Cesari e dei Papi. E invece c’è infinitamente di più. Perché Roma, ci suggerisce il percorso dell’esposizione al WeGil, non è mai stata davvero ferma. Ha solo dato l’impressione di esserlo. Un falso movimento. Roma si riscrive continuamente, e con un’ossessione strisciante: darsi una forma e poi modificarla, rimetterla in discussione. La forma urbis, più che un fatto urbanistico, è roba quasi psicologica. Un modo di pensarsi.