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17 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 11:10
Ci sono serate, rarissime, in cui il teatro musicale ritrova il suo senso più profondo.
Siamo contenti che ciò che sia successo a Roma in occasione di un’opera straordinaria: Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel, composto durante il soggiorno romano del giovane geniale compositore, poco più che ventiduenne, in un contesto in cui l’opera era vietata e l’oratorio diventava l’unico terreno possibile di libera sperimentazione. Sforzo creativo destinato a segnare profondamente il suo percorso, tanto che Händel vi tornerà più volte nell’arco di oltre cinquant’anni, rielaborandolo e trasformandolo, a testimonianza di un’ossessione non solo creativa, ma anche filosofico- teologica. L’elefante del cardinale Benedetto Pamphilj si inserisce perfettamente nella tradizione allegorica della saggezza gnomica rinascimentale: nel contrasto tra Tempo e Bellezza, e della coppia di speculare di consiglieri Disinganno e Piacere, si articola una dialettica psicologica già presente nella sapienza antica, memorie di di echi senechiani, dove il tempus fugit diventa riflessione pre-esistenzialistica.







