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11 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:26
Nel teatro musicale del Novecento poche congiunzioni hanno raggiunto un picco di simbiosi creativa pari a quella tra Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal. Non mera collaborazione tra uno stimato autore e un geniale compositore, ma imponente fucina simbolica in cui un maestro della parola e un genio musicale hanno creato una nuova forma di teatro.
Opere come Elektra, Der Rosenkavalier e, in particolare, Ariadne auf Naxos sono la preziosa eredità di questa tensione comune: Hofmannsthal costruisce impalcature drammaturgiche non convenzionali e Strauss le attraversa con un estro musicale stupefacente per versatilità, in grado di passare dalla satira grottesca agli abissi del tragico e all’anelito metafisico. Ariadne auf Naxos probabilmente rappresenta la loro sfida più audace. Nella forma definitiva, raggiunta dopo numerose rivisitazioni nel 1916, l’opera rompe la convenzione narrativa proponendo due distinti livelli narrativi: un prologo teatrale, ambientato dietro le quinte, e un atto in cui assistiamo all’“opera vera e propria”. In scena va il cortocircuito della “concordia oppositorum” tra la triviale leggerezza della Commedia dell’Arte e la vertigine tragica del mito greco.






