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27 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:45
Giuseppe Verdi occupa nella storia della musica un luogo che non è solo centrale, ma di spartiacque. A 125 anni dalla sua morte, Verdi è un classico che non consola, ma ancora strugge, commuove e ispira. E lo fa con quella miscela di rigore e istinto che rende la sua opera un caso unico nella modernità musicale.
Io non sono “verdiano”, ma non posso non riconoscerne la grandezza. Come scrisse da par suo Mario Bortolotto: “La dipartita di Verdi era stata l’occasione per allestire un mito. Spettò anzitutto come prevedibile, all’alta rettorica dannunziana. Nella canzone Per la morte di Giuseppe Verdi, accolta nel 1904 in Elettra, sono tutte le ragioni di quella mitologia popolare: universalismo: ‘Pianse ed amò per tutti’; terrestrità: ‘ci nutrimmo di lui come del pane’; sapore terragno: ‘nato dalla zolla, / dalla madre dei buoi / forti’; patriottismo: ‘La melodia suprema della patria’, oracolo minaccioso: ‘congiunto / in terra avea con la virtù de’ suoni / tutti gli spirti per la santa guerra’.”








