Quaranta anni fa era moderno. Anche trenta anni fa, venti, sempre. Oggi, se lo rivediamo e riascoltiamo, risulta ancora più fresco, “avanti”, originale, forse perché il panorama musicale è tremendamente omologato e noioso. Sarà moderno anche tra quarant’anni. «Battiato, non la riformo perché è cardiopatico, la riformo perché è pazzo», gli dice il medico - in una scena del film sulla sua vita - che gli evita il servizio militare dopo che il giovane Franco simula uno svenimento. «Lo prendo come complimento», dice lui. Franco Battiato, scomparso nel 2021 a 78 anni, ha vissuti mille vite in una sola, una «vita terrena» che viene condensata in due ore di film, diretto da Renato De Maria con un ottimo Dario Aita nei panni di Battiato. Qui l’attore canta ma non tanto, a differenza di tanti film musicali come quello su Bob Dylan o la fiction su Rino Gaetano (cui Claudio Santamaria diede voce e volto). Non è necessariamente un male. Sentire la voce reale di Battiato vale da sola il prezzo del biglietto. Aita è convincente. Magro, alto, mai eccessivo, dosato.

Il film è distribuito in esclusiva come evento nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio da Nexo Studios. Franco Battiato. Il lungo viaggio andrà poi in onda su Rai 1 domenica 1° marzo. È il primo lungometraggio dedicato alla figura del Maestro. L’infanzia in Sicilia con un padre assente, un fratello, una madre amatissima; il primo pianoforte comprato dalle suore; la voglia di scappare via, l’arrivo a Milano e i primi anni nei locali underground suonando musica elettronica con «un sintetizzatoreche che mi obbliga a non mangiare, tanto è costato», la crisi esistenziale, la fuga a Tunisi, il rifiuto della musica, «il corpo che non risponde più». Poi il ritorno e la svolta: «La musica elettronica? Vecchia come Nilla Pizzi. Ora voglio fare musica commerciale, voglio fare successo», dice ai discografici, cambiando drasticamente approccio rispetto agli inizi quando suonava solo per se stesso, per la ricerca interiore. Ma il grande pubblico non arriva, i primi album, tra cui L’era del cinghiale bianco, sono un flop.