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Ultimo aggiornamento: 10:44

Ho avuto il privilegio di assistere alla prima del “Don Giovanni” di Mozart alla Basilica di Massenzio, in scena da 20 al 25 luglio, L’opera, come ho dichiarato in un lungo saggio pubblicato nel volume collettaneo Le prigioniere divine a cura di Andrea Panzavolta (Il Poligrafo), e consultabile in parte su Nazione Indiana, è per me semplicemente una dimostrazione dell’esistenza di Dio.

Immaginate le mie aspettative.

Cominciamo con un plauso all’esecuzione: Roberto Frontali (al di là del look impostogli che sembrava quasi un omaggio al compianto Goffredo Fofi) mostra tutta la sua esperienza in un ruolo così iconico, Vito Priante (anche qui, non è colpa sua se viene vestito come Fabrizio Biggio) è un Leporello vivace e arguto, Mihal Damian è un Masetto burbero quanto simpatico, Eleonora Bellocci una Zerlina furba e dispettosa, Carmela Remigio sostiene la sfida (sia canora che interpretativa) di Donna Elvira, Anthony Léon è un Don Ottavio composto e fedele, ma soprattutto applausi per le emozioni regalateci da Maria Grazia Schiavo, una Donna Anna commovente. La direzione di Alessandro Cadario riprende filologicamente la versione viennese (la seconda dopo l’esordio praghese); quindi presenta la sublime aria “Dalla sua pace” di Don Ottavio (ormai integrata per la sua bellezza in tutte le rappresentazioni), il sempre più raro duetto tra Zerlina e Leporello “Restate qua-Per queste tue manine”, l’aria, col recitativo introduttivo, “Mi tradì quell’alma ingrata” di Donna Elvira, facendo terminare l’opera con la dannazione finale del dissoluto punito. Consueto, vivo apprezzamento per il coro diretto dal maestro Ciro Visco.