STRESA. Ce lo siamo sempre chiesto: quello di Don Giovanni ai danni di Donn’Anna è davvero un tentato stupro oppure una consensuale storia di sesso che lei deve mascherare per salvare l’onore? Mai però era capitato di vedere una Donn’Anna che, impegnata in una complicata sessione fetish con il legittimo e noioso fidanzato Ottavio, lo molla quando nei paraggi sbuca un esemplare di maschio più appetitoso, cioè appunto Giovanni. Poi c’è un catalogo di Leporello dove l’elenco delle belle che amò il padron suo sono fotografie raccolte in scatole da ufficio etichettate per provenienza geografica, dunque Italia, Germania, Francia, Turchia e naturalmente Spagna, quella che riempie più scatole. E il finale? Una doppia bara: da una si alza il Commendatore e fa accomodare nell’altra il dissoluto finalmente punito, che fino ad allora aveva banchettato sul suo coperchio, contrappasso perfetto.
È il “Don Giovanni” di Gianmaria Aliverta (e anche un po’ di Da Pinte & Mozart, volendo) in scena allo Stresa Festival, replica questa sera alle 19.30. Tipica alivertata griffata Voce AllOpera, ormai un classico della lirica low cost, produzioni a costo zero o quasi, titoli rimpiccioliti ma non in selezione, completi (più o meno) benché non iperaccessoriati, anzi ridotti all’osso. In scena non c’è niente, ma dell’opera c’è tutto, soprattutto lo spirito. E dunque quasi niente scene e niente coro del tutto, costumi contemporanei, qualche taglio (le due arie di Ottavio, la seconda di Anna), orchestra rimpiazzata da un efficiente quartetto d’archi più fortepiano, ben diretto dal violoncellista, Massimo Raccanelli, cantanti scelti per concorso e, lusso inaudito, ben tre-figuranti-tre. Allo schema consueto si sono aggiunte a Stresa le convenienze e inconvenienze non teatrali ma metereologiche, visto che lo spettacolo era previsto sull’isola dei Pescatori ma poi è stato dirottato al Palazzo dei Congressi, perché si temevano nubifragi che poi non ci sono stati. Poco male. Al chiuso, piovevano comunque risate e applausi. Anche così scarnificato, il teatro resta teatro, anzi sembra anche più teatro: solo recitazione, ben fatta, curata, non casuale, una nota un gesto, e tante idee, che non costano nulla.







