“Il lunedì non è il problema, ma solo un segnale che qualcosa non funziona a livello organizzativo” spiega l’esperta. Ecco come porvi rimedio
di Stefania Medetti
Se odiamo il lunedì, non è tanto perché segna l’inizio della settimana, quanto piuttosto perché rappresenta la fine del tempo libero. È una transizione che ci priva della libertà e dell’autonomia, che ci costringe a cambiare “ruolo” e a sottoporci a una tabella di marcia e a richieste esterne che percepiamo come invasive. Questo spiega perché il passaggio dalla domenica al lunedì è più “ripido” rispetto a quello dal lunedì al martedì. Il lunedì, infatti, è accompagnato da una resistenza psicologica e da emozioni negative, tanto che una recente ricerca pubblicata su The Economic Journal ha evidenziato come statisticamente sia il giorno con i livelli di felicità più bassi. In parte, siamo responsabili di queste sensazioni. Durante il weekend, infatti, ci “abbuffiamo” di tutte le libertà di cui ci sentiamo deprivate in settimana: dormiamo fino a tardi, non abbiamo orari né obblighi e ci concediamo di non pensare a nulla. Ma quando arriva il lunedì, il nostro ritmo biologico è fuori sincrono rispetto alle esigenze professionali e la fatica, unita alla cultura che alimenta l’antipatia per questo giorno, amplifica lo stress legato al rientro.







