“Quella lettera aperta è solo un resoconto molto sommario: se avessimo dovuto aggiungere tutto quello che è accaduto a me a partire da novembre, sarebbe diventato un libro di una dozzina di pagine”. Sono le parole pronunciate a Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, da Angelo d’Orsi, storico della filosofia e già professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino.
D’Orsi, tra le voci più critiche verso la politica estera occidentale e la gestione del conflitto in Ucraina, insieme all’ex ambasciatrice Elena Basile ha firmato nei giorni scorsi una lettera aperta in cui denunciano un clima di caccia alle streghe nei confronti di intellettuali e figure pubbliche che osano ascoltare “le voci dell’altra parte” sui temi della guerra in Ucraina, di Gaza e della politica internazionale.
Lo storico spiega che l’ultimo episodio ad aver convinto lui e Basile a intervenire pubblicamente è stata la lettera inviata lo scorso 13 aprile da Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente di spicco del Pd, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Esteri Tajani e al ministro dell’Interno Piantedosi. Nella missiva, Picierno chiede divieti e sanzioni contro chi partecipa a eventi considerati legati alla propaganda russa, come il festival di documentari “Il tempo dei nostri eroi”, tenutosi a Bologna l’11 e il 12 aprile 2026 con la partecipazione di RT-Doc.






