Aderisco volentieri a quello che chiamerò “lodo Mieli”: lo faccio non solo senza alcuna difficoltà, ma con piacere e convinzione. Di che si tratta? Ieri mattina, nel corso del suo colloquio radiofonico con Simone Spetia a Radio 24, Paolo Mieli, citando il commento di Massimo Sanvito pubblicato su Libero nel quale si evocavano le ennesime minacce dei collettivi rossi all’Università La Sapienza, ha suggerito una formula di buon senso: «Mi piacerebbe - ha detto l’ex direttore del Corriere - vedere Libero che si battesse per vedere il professor D’Orsi a Torino ed il Fatto Quotidiano che si battesse per far parlare Capezzone e Parenzo a Roma».
Per quanto mi riguarda, e soprattutto per quanto questo giornale ha scritto in tutti questi mesi, si tratta di qualcosa di naturale, di fisiologico, starei per dire di scontato in un’ottica liberale. Come si sa, si è generata una polemica a proposito di una conferenza torinese dello storico D’Orsi, tenace sostenitore delle posizioni pro-russe. Per quanto mi riguarda, non condivido nemmeno una virgola delle opinioni di D’Orsi, e ho buone ragioni per ritenere che questa valutazione sia da lui ricambiatissima (il che rassicura entrambi, mi permetto di sorridere). Cionondimeno, non mi passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di impedire a D’Orsi o a chiunque altro di dire la sua.







