Angelo D'Orsi è volato in Russia per partecipare come ospite alla tv pro-Putin e gettare fango sui leader europei - secondo lui tutti eredi dei "nazisti" - e sui media italiani, alla stregua di "marionette". Insomma, niente di nuovo sotto il sole. In fondo sono le stelle parole usate da Vladimir Putin per attaccare Volodymyr Zelensky e per giustificare agli occhi del popolo l'invasione della russia: la cosiddetta "denazificazione". "Tutte loro, dalla Kaja Kallas in avanti, tutte loro sono eredi, anche sul piano biologico, di nazisti, di fascisti", ha sottolineato. Detto ciò, secondo il professore l'Europa sarebbe affetta da "russofobia". E Vladimir Soloviev, il conduttore del programma, non può che dargli ragione.

"È facile stare dalla parte di chi vince, è più difficile stare dalla parte opposta - ha detto il professore -. Ma io ho una tendenza a essere sempre dalla parte del torto, per così dire. La russofobia è una malattia che ogni tanto emerge. So che in Russia c'è anche un detto che recita la russofobia precede la nascita della Russia. L'Occidente guarda la Russia troppo spesso come un mondo selvaggio, un mondo di lupi, di orsi, desertico, grandi nevi. Un mondo difficile in cui non si capisce nulla, neanche la lingua, che è scritta con caratteri strani. E oggi la russofobia è emersa in maniera enorme. Ovviamente facilitata da questa fase della guerra, perché la guerra non comincia il 24 febbraio, oggi è l'anniversario, comincia molto prima. Ed è quello che per esempio io cerco di dire".