Neanche ventiquattro ore e lo scenario del caos, dello “stop and go” di Hormuz, ben disegnato in anticipo dal mercato, si è materializzato in pieno. L’annuncio dell’apertura cancellato da quello della chiusura e la manciata di navi più solerti che hanno passato lo Stretto prima della chiusura diventate la conferma dei dubbi che avevano accompagnato l’entusiasmo della vigilia sul semaforo verde dell’Iran: a controllare lo Stretto è sempre Teheran, nonostante l’arma brandita dagli Usa - e non ritirata - del blocco navale nel Golfo. È rispuntato ufficialmente anche lo spettro del pedaggio, rimasto nell’ombra negli ultimi giorni, tra le dichiarazioni dell’Iran. Ancora una volta, ieri Teheran ha dimostrato dunque di avere in mano l’arma decisiva per dettare il passo anche nella fase due del conflitto, quello della trattativa verso la pace duratura. Anche se Trump «non accetta ricatti». Quanto pesa questa conferma sui mercati? Un nuovo scatto della volatilità, dicono i più. Ma non molto di più per un mercato finanziario che si è posizionato in un nuovo assetto di “wait and see” in attesa di una graduale ripresa dei flussi di Hormuz: metà a maggio e il resto a giugno. Lo “stop and go” non cambia la scena, commentano gli analisti a caldo.