Doveva essere un intervento relativamente semplice, una correzione a un problema al braccio che Adam aveva fin dalla nascita. Un’operazione già tentata in Egitto quando aveva pochi mesi e non riuscita. Per questo i genitori, trasferitisi prima a Milano e poi a Parma, si erano affidati alla sanità italiana. Lunedì le visite preoperatorie e martedì alle 8 l’ingresso in sala operatoria all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo. Poche ore dopo, il trasferimento d’urgenza a Padova, quindi la morte. Il bambino, Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, 2 anni, è deceduto dopo un arresto cardiaco sopraggiunto durante l’intervento. Rianimato in sala operatoria, è stato trasferito all’azienda ospedaliera di Padova nel tentativo di salvarlo. Ma il quadro clinico era già compromesso: è morto poco dopo l’arrivo nel capoluogo euganeo.

La vicenda ha scosso la comunità egiziana. Il portavoce milanese Aly Harhash ha ricostruito le ore precedenti e sollevato interrogativi. «La morte del piccolo Domenico Caliendo all'ospedale Monaldi di Napoli il 21 febbraio ha scosso l'opinione pubblica. La storia si ripete ancora una volta davanti ai nostri occhi con il piccolo Adam, ma con una differenza: i famigliari del piccolo hanno ricevuto un enorme choc che ha scosso le loro vite, hanno rispettato la legge italiana, senza aver partecipato ad alcuna sommossa o protesta, mentre dall'altra parte l'esatto contrario, chi doveva parlare e cercare giustizia non lo ha fatto, solo silenzio e indifferenza da parte della direzione dell'ospedale». L’operazione doveva durare diverse ore. Poi qualcosa è cambiato. «Il bambino doveva essere sottoposto ad un programmato intervento al braccio - ancora il portavoce - ai genitori era stato detto che sarebbe durato 6 ore ma dopo un’ora hanno notato un via vai di medici verso la sala operatoria. Spaventati, hanno chiesto se l’operazione del figlio stesse andando bene, ma è stato detto loro che, a causa di un problema non ancora specificato, c’era l’urgenza di trasportarlo all’ospedale di Padova».