ROVIGO - Duecento persone davanti all'ingresso dell'ospedale Santa Maria della Misericordia. Striscioni, megafono, cori e tre ore di presidio. Ma da quelle porte nessuno è uscito. Nessun dirigente, nessun rappresentante dell'azienda sanitaria, nessuna voce ufficiale a confrontarsi con una famiglia che chiedeva spiegazioni. È questo il dato che segna la manifestazione di ieri mattina, organizzata dalla comunità egiziana dopo la morte del piccolo Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik.
«Adam, il cuore era fermo»: il dolore del papà del bambino di 2 anni morto dopo un intervento al braccio VIDEO
Arrivati da Fidenza, dove vivono i genitori, ma anche da Piacenza, Milano e da diverse zone del Veneto, i manifestanti si sono ritrovati davanti all'ospedale poco dopo le 11. Sono scesi da due pullman, altri in auto, formando un gruppo compatto di parenti, amici e connazionali. Tutti con lo stesso obiettivo: chiedere «giustizia e chiarezza» su quanto accaduto martedì scorso, quando il bambino di due anni e mezzo è morto dopo un intervento al braccio e il trasferimento d'urgenza a Padova.
Per tutta la mattinata hanno chiesto di poter parlare con qualcuno. «Chiunque, anche solo per darci una spiegazione», ripetono al megafono. Ma nessuno si presenta. Le porte restano chiuse, gli ingressi presidiati e la protesta si consuma senza alcun contatto con l'interno della struttura. Chiedono anche del questore, del sindaco. Chiunque.








