Appena partono le immagini di un incendio e ci sono di mezzo auto elettriche, il verdetto sembra già scritto: “colpa delle batterie”. Facile, immediato, perfetto per il dibattito social. Peccato che, nel caso del deposito BYD andato a fuoco in Cina, la storia sia un’altra. Le verifiche tecniche hanno evidenziato come tutto sia partito da un cantiere in fase di ristrutturazione. Tradotto: condizioni ideali per un incidente. Ed è proprio durante questi lavori che è partito il rogo iniziale. Un po' come è successo a Notre Dame nel 2019.
Le auto? Coinvolte dopo, non prima. Le esplosioni viste nei video? Effetti collaterali inevitabili, non la causa. E qui arriva il punto che ribalta la narrazione. Le batterie BYD, le Blade Battery al litio-ferro-fosfato (LFP) che BYD ha sviluppato in 29 anni di innovazione riconosciute per essere le batterie più sicure al mondo per veicoli elettrici e ibridi, hanno evitato una tragedia.
Perché hanno rispettato gli standard tecnologici con cui sono state sviluppate. Ovvero l’ennesima conferma, dopo aver superato senza danni uno dei test più estremi del settore: il “Nail Penetration Test”. Ovvero una perforazione diretta che simula un incidente serio. Risultato? Niente fiamme, niente fumo, temperature sotto controllo. E non solo: queste batterie hanno retto anche a schiacciamenti, piegature, forni a 300 gradi e sovraccarichi fuori scala senza trasformarsi in ordigni.






