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17 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 11:00
Il nuovo fermo preventivo lascia “margini eccessivamente discrezionali all’operatore di polizia, col rischio concreto di possibili derive verso un modello di prevenzione fondato su presunzioni di pericolosità astratta anziché su comportamenti effettivamente in atto, e, soprattutto, di una possibile frizione della disposizione (…) con gli obblighi internazionali di rispetto dei diritti umani ai quali l’Italia è vincolata”. Lo afferma il Consiglio superiore della magistratura nel parere sull’ultimo decreto Sicurezza firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, varato dal governo a febbraio e appena approvato dall’Aula del Senato, che ha dato il primo via libera alla conversione in legge (il termine scade il 25 aprile). Il documento del Csm, approvato nell’ultima seduta dopo un lungo dibattito – 15 i voti a favore, sei i contrari e sette gli astenuti – dà un giudizio preoccupato sulla previsione più discussa del provvedimento: la possibilità per le forze dell’ordine, in occasione di manifestazioni, di “accompagnare nei propri uffici”, trattenendole per un massimo di 12 ore, persone “rispetto alle quali sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento” dell’evento di piazza, anche se non hanno commesso alcun reato. Uno strumento, sottolinea il parere, che “incide sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo, ponendosi in un’area di delicatissimo bilanciamento tra esigenze di ordine pubblico e diritti fondamentali”.









