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20 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 14:02
“Una buffonata”, “un’umiliazione”, “la definitiva distruzione delle prerogative parlamentari”. Alla Camera le opposizioni si ribellano contro l’iper-compressione dei tempi dell’esame del nuovo decreto Sicurezza, approvato venerdì al Senato e da convertire in legge entro sabato 25 aprile – cioè entro sessanta giorni dall’entrata in vigore – per evitare la decadenza. Il provvedimento è stato calendarizzato in Aula già per martedì 21 alle 9, riducendo quindi a una manciata di ore la discussione nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, dove sono stati presentati 1.231 emendamenti: gli organi sono convocati a oltranza e probabilmente si arriverà a notte fonda. “Il governo azzera il Parlamento e noi non ci renderemo complici di questa farsa”, denuncia Roberto Giachetti, annunciando l’abbandono dei lavori in Commissione da parte di Italia viva. Valentina D’Orso, capogruppo M5s in Commissione Giustizia, ha definito “una buffonata” la previsione di “tempistiche talmente rigide da non poter svolgere il nostro lavoro”. Dal Pd Laura Boldrini chiama in causa il presidente di Montecitorio Lorenzo Fontana: “Come si fa a consentire un’umiliazione tale della Camera che si presiede? Non vorrei fosse ricordato come il presidente che non ha tutelato questa istituzione”, incalza. Chiede un intevento di Fontana anche Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in Commissione Affari costituzionali: “La maggioranza si fermi. Non c’è nessun obbligo a convertire i decreti, rimettete in campo una discussione organica e ordinata su questo testo, perché non siamo messi nelle condizioni di svolgere il nostro ruolo”.














