L'impatto della guerra sul Pil italiano varia da 0,2 a 0,4 punti percentuali, a seconda del riavvio o meno dei traffici petroliferi nello stretto di Hormuz.

E' quanto stima l'Upb nella Nota sulla congiuntura di aprile 2026.

L'Ufficio parlamentare di bilancio prende in considerazione due scenari. In caso di consolidamento della tregua e una progressiva riapertura dello stretto, si determinerebbe una graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi. La crescita del Pil registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario pre-conflitto di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l'inflazione registrerebbe un aumento quest'anno di 1,3 punti percentuali e il prossimo di 0,5 punti.

In caso di tensioni più persistenti ma senza escalation militare, la riduzione della crescita del Pil sarebbe di poco meno di mezzo punto sia nel 2026 che nel 2027 mentre l'inflazione crescerebbe di 1,3 punti nel 2026 e di 1,1 punti nel 2027.

Nel primo trimestre del 2026 il Pil italiano è cresciuto tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, "con ampi margini d'incertezza", stima l'Upb nella Nota sulla congiuntura di aprile. Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, "considerando diversi indicatori tempestivi, nel primo trimestre del 2026 il Pil avrebbe rallentato rispetto all'ultimo trimestre del 2025 e la sua crescita si attesterebbe tra uno e due decimi di punto percentuale, con margini d'incertezza comunque elevati a causa dell'instabile contesto globale".