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Ultimo aggiornamento: 13:43

di Massimiliano Di Fede

Di fronte alla realtà che bussa alla porta, i castelli di carte ideologici crollano sempre. L’ultima spallata arriva nientemeno che da Claudio Descalzi, l’uomo che per anni ha guidato la missione “indipendenza da Mosca”. L’Ad di Eni, con il pragmatismo di chi deve far quadrare i conti energetici di una nazione, ha ammesso l’ovvio: senza i miliardi di metri cubi di gas russo, l’Italia rischia di restare al freddo o, peggio, di finire in bancarotta.

Mentre nei salotti televisivi si discute di ‘etica delle forniture’ sorseggiando bollicine, compresa Giorgia Meloni che al Vinitaly di Verona celebra le eccellenze italiane tra un calice e l’altro, il Paese reale è fermo al distributore a guardare il display che segna cifre da incubo: il diesel ha ormai sfondato la barriera dei 2,15 euro al litro e le bollette, nonostante i proclami sui decreti energia, continuano a erodere i risparmi delle famiglie. Per i “benpensanti” con lo stipendio blindato e l’auto blu, un aumento del 30% dei costi energetici è un fastidio statistico. Per chi deve scegliere tra il riscaldamento e la spesa alimentare, è un dramma sociale.