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Le frizioni su Iran e Groenlandia non cambiano la strategia: cautela con il nostro naturale alleato che resta prezioso per il commercio
Il momento è delicato. Le critiche di Giorgia Meloni a Donald Trump dopo le schermaglie del presidente Usa con Papa Leone XIV, aprono un capitolo complesso dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Da settimane si registrano piccoli segnali di tensione lungo la direttrice Roma-Washington con divergenze su diversi dossier, senza però che all'orizzonte si profili una rottura netta.
L'offensiva che Stati Uniti e Israele hanno lanciato il 28 febbraio scorso contro l'Iran è il dossier più complesso. Non a caso Meloni fin da subito ha preso le distanze dall'alleato sostenendo come l'intervento sia avvenuto "fuori dal diritto internazionale". La guerra e la chiusa di Hormuz pongono un rischio economico per l'Italia, dall'aumento del costo dei carburanti, agli effetti a cascata su tutti gli altri settori industriali. Se da un lato Meloni non si è chiusa in un "isolazionismo sterile", dall'altro ha cercato un approccio prudente con triangolazioni europee, anche guardando all'ipotesi di una missione multinazionale difensiva, per facilitare la ripresa della navigazione dopo le ostilità.






