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Stati Uniti e Iran non vogliono ammettere sconfitte, Israele non intende fermarsi. Le trattative avanti solo sulla spinta dei Paesi del Golfo che temono ripercussioni
La chiamano trattativa, ma ormai è solo un atto dovuto. A cui non crede più nessuno. Non l'America di Donald Trump alla disperata ricerca di un successo militare che le permetta di dichiarare vittoria. Anche a costo di consistenti perdite umane. E men che mai l'Israele di Benjamin Netanyahu dove si guarda ad una guerra di lunga durata come l'unico valido antidoto alla minaccia iraniana.
E non di certo l'Iran di Ahmad Vahidi, il nuovo capo dei pasdaran che ha emarginato il presidente Masoud Pezeshkian e imposto come successore di Alì Larijani alla testa del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Mohammad Bagher Zolghadr un vecchio falco formatosi tra le fila dei Guardiani della Rivoluzione. Il Paese è, insomma, nelle mani di una leadership radicale convinta che per vincere basti, resistere, guadagnare tempo e sopravvivere agli attacchi americani.






