A.S.

Mestre

Caro lettore, mi sbaglierò ma dietro i comportamenti di Trump, la sua furia bellicista, le sue sgangherate affermazioni e non ultimi gli inqualificabili insulti a Papa Leone, non riesco a intravedere raffinate strategie o elaborate filosofie messianiche. E, per quanto dissenta da scelte e parole del presidente Usa, aggiungo: purtroppo. Perché ad una strategia sbagliata o criticabile se ne può sempre provare ad opporre una diversa, se ne possono cogliere evoluzioni o punti di svolta.

Nel caso di Trump siamo in larga parte andati già oltre questa dimensione politica. Ci troviamo di fronte a un uomo incapace di accettare visioni del mondo che non siano la sue, che confonde un mandato elettorale di presidente americano con l'assegnazione dello scettro di padrone del mondo e che non si capacita che l'universo tutto (a partire dal Papa) non gli riconosca questo ruolo e non condivida le sue indiscutibili scelte.

Sapevamo che con l'arrivo di Trump alla Casa Bianca saremmo entrati nella stagione dell'imprevedibilità e della comunicazione senza freni usata come arma per conquistare sempre il centro della scena. Purtroppo, e molto più rapidamente di quanto si potesse prevedere, siamo precipitati in una realtà diversa. Quella di un presidente che, finora, non ha visto nessuna delle sue principali promesse elettorali realizzarsi e dare i risultati (da lui) sperati e che reagisce nell'unico modo che conosce: alzando la posta. Come se stessimo parlando della compravendita di un immobile nel centro di New York e non dei destini del mondo.