L’articolo del Corriere della Sera “New York, 125 mila ricchi in fuga: 14 miliardi di gettito fiscale perduti” è un tipico esempio, che fa scuola, di narrazione giornalistica che confonde la correlazione con la causalità, trasformando le normali dinamiche demografiche in uno spauracchio contro la tassazione progressiva.
Rispondo con dati strutturati e basati su evidenze sistematiche. Mi aiuta un approfondimento del Time.
La “fuga dei milionari” a New York è un mito
L’articolo del Corriere si inserisce in un ciclo narrativo molto noto: ciascuna volta che viene proposta una misura redistributiva, come la sovrattassa del 2% sui redditi sopra il milione di dollari proposta dal sindaco di New York Zohran Mamdani, la si dipinge come un suicidio economico. E da qui nasce la leggenda del panico da “esodo dei milionari”, che rimane una narrazione popolare nonostante sia stata più volte smentita, basandosi spesso su argomenti approssimativi.
Ma esiste un esempio concreto, proprio negli Usa, che smentisce queste legende: L’Omnibus Budget Reconciliation Act voluto da Clinton nel 1993. Il provvedimento ha aumentato l’aliquota massima dell’imposta federale sul reddito dal 31% al 39,6% per i redditi più alti. Una manovra che ha contribuito a ridurre il deficit federale, portando ai primi bilanci in pareggio dopo decenni.






