Mentre in Italia il “campo progressista” annaspa intorno al tema della tassazione dei grandi patrimoni, a smontare il teorema per cui in caso di strette fiscali i milionari sono pronti a fuggire verso lidi più amichevoli ci pensa a sorpresa uno dei soggetti che dell’esodo dei ricchi hanno fatto un business. Cioè Henley & Partners, società basata a Londra che si autodefinisce “leader mondiale nella pianificazione della residenza e della cittadinanza”. In pratica assiste i facoltosi nell’ottenere i passaporti più convenienti dal punto di vista delle tasse e consiglia i governi interessati ad attirare investitori stranieri. Il suo report annuale dedicato alla “private wealth migration” in passato diventava puntualmente spunto per decine di articoli sulla presunta fuga dei Paperoni: lo scorso anno, per esempio, aveva stimato che ben 142mila (e altri 165mila nel 2026) si sarebbero trasferiti oltreconfine nel “più grande trasferimento volontario di capitale privato della storia moderna”. Tra loro 16.500 inglesi evidentemente terrorizzati dall’abolizione del favorevole status di “residente non-domiciliato”. Ecco: un anno dopo, il nuovo rapporto contiene una marcia indietro clamorosa.
A valle delle contestazioni di Tax Justice Network, Patriotic Millionaires UK e Tax Justice UK, il gruppo presieduto dall’avvocato svizzero Christian H. Kälin (stando alla sua biografia “uno dei massimi esperti mondiali in materia di migrazione per investimento”) e guidato da Juerg Steffen, che vanta lunga esperienza nella pianificazione patrimoniale e si divide tra Emirati Arabi Uniti e Malta, ammette innanzitutto che la migrazione dei più ricchi è “estremamente difficile da quantificare” visto che “determinare dove qualcuno vive è controverso” e la sola domanda di seconda cittadinanza o residenza all’estero dice poco, perché può essere solo un “piano d’emergenza” che poi il titolare non mette in atto. Poi, passando in rassegna diversi studi su Gran Bretagna e Stati Uniti, arriva alla conclusione più pesante: anche dopo importanti modifiche fiscali “i tassi di emigrazione tra i redditi più elevati sono stati modesti e concentrati in circostanze specifiche, ben al di sotto di quanto previsto dalle proiezioni”. Morale: meglio evitare di sparare cifre sul fenomeno, cosa che Henley & Partners ha fatto per anni.








