Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 15:45

L’intenzione del governo britannico di aumentare il prelievo fiscale sulle fasce più ricche della popolazione per finanziare i servizi di welfare non ha provocato nessuna fuga di milionari. Ad affermarlo è l’organizzazione Tax Justice Network (Tjn) che da anni monitora ed analizza fenomeni come l’evasione ed elusione fiscali. Una constatazione che contraddice molte delle ricostruzioni apparse sui media ma che, come ricostruisce Tjn, si basano su dati prodotti “ad hoc” da soggetti interessati a propagandare un fenomeno in realtà inesistente.

In particolare, quasi 11mila servizi apparsi su giornali, televisione e siti nel 2024, si basano su un rapporto pubblicato da Henley & Partners, ovvero una società specializzata nel procurare “passaporti d’oro” ai super-ricchi e che fornisce consulenza ai governi che vogliono offrire la cittadinanza in cambio di denaro. Procedure dichiarate illegittime dalla Corte di Giustizia Europea in molti casi, tra cui quello di Malta.

La verità è che su oltre 3milioni di milionari residenti in Gran Bretagna, appena 9.500 (lo 0,3%) hanno deciso di cambiare residenza. Eppure, una media di circa 30 articoli al giorno, ha parlato di una “fuga” innescata dall’ipotesi di un’imposta patrimoniale sui super ricchi. Al di là degli interessi diretti di Henley & Partners, è facile capire come questi resoconti siano funzionali a tesi secondo cui è controproducente implementare una maggiore progressività fiscale, aumentano la pressione sui contribuenti più benestanti. Una categoria di cittadini che, peraltro, negli ultimi decenni ha goduto di una forte diminuzione delle aliquote a proprio carico, a differenza delle classi medie e medio-basse.