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Ultimo aggiornamento: 8:12
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“Vorrei dire al popolo ungherese che ce l’avete fatta di nuovo, contro ogni previsione, come nel 1956 (anno della Rivoluzione, ndr), quando vi siete coraggiosamente ribellati, e come nel 1989, quando siete stati i primi a tagliare il filo spinato che divideva il nostro continente”. Ursula von der Leyen è euforica dopo l’ufficialità della sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni. Paragona il voto del 12 aprile alla caduta del Muro di Berlino. Forse perché in questi quasi sette anni di mandato ha vissuto la versione più radicale dell’ormai ex premier magiaro: leader sovranista, sempre pronto allo scontro con l’establishment di Bruxelles che diceva di voler rovesciare, fino all’ostruzionismo sulle sanzioni alla Russia e sul sostegno all’Ucraina. “Stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria”. È così: Peter Magyar sarà probabilmente un primo ministro più dialogante rispetto al suo avversario. Ma non sarà passivo, nemmeno sul dossier Ucraina. Perché il vicino è oggetto di dibattito, e anche di scontro, a Budapest e i cittadini pretendono che il nuovo esecutivo metta al primo posto gli interessi nazionali. Tanto che Magyar, sul dossier ucraino, ha preferito non esporsi troppo.














