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12 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 22:51
Budapest chiama, Bruxelles risponde. Perché la vittoria di Magyar e la fine dell’era Orban hanno un peso specifico enorme negli equilibri e nella possibile, ritrovata unità dell’Unione Europea e, in senso lato, dell’europeismo e di chi non vuole smettere di sostenere l’Ucraina. Dopo la sconfitta del sovranismo magiaro, del resto, l’Ue si risveglia nuovamente a 27. Si ritrova più forte, ancor più lontana dall’America di Donald Trump. Rimasta in silenzio negli ultimi giorni, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nemico numero uno del premier ungherese uscente, ha affidato ad una riga, su X, la sua gioia silenziosa: “Stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria”.
Il 12 aprile, nelle stanze del potere comunitario, era da tempo visto come una data cruciale per il futuro dell’Europa. Una conferma di Orban avrebbe allontanato, forse definitivamente, l’Ungheria da Bruxelles. I veti di Budapest, negli ultimi mesi, erano accresciuti in numero ed importanza, raggiungendo l’apice nel “no” al prestito da 90 miliardi per Kiev, nonostante lo stesso Orban lo avesse concordato nel Consiglio europeo di dicembre. La pazienza dei leader europei stava raggiungendo un punto di non ritorno. Non è un caso che tra i primissimi leader a chiamare Magyar per congratularsi per la sua vittoria sia stato il presidente francese Emmanuel Macron. “L’Ungheria ha deciso, collaboriamo per Europa forte e soprattutto unita”, ha rimarcato su X il cancelliere tedesco Friedrich Merz.













