Nel 2025 le nuove installazioni di rinnovabili in Italia sono calate per la prima volta, da 7,5 a 7,2 GW, dopo anni di crescita progressiva, segnando un calo di quattro punti percentuali. Una battuta d’arresto che precedela crisi energetica scatenata dall’attacco di Usa e Israele all’Iran, i cui effetti in bolletta si vedranno solo nei prossimi mesi. Fare previsioni è difficile ma, come ha detto la scorsa settimana la portavoce della Commissione europea Anna-Kaisa Itkonen, «non dobbiamo farci illusioni: questa crisi che sta incidendo sui prezzi elevati dell’energia non sarà di breve durata».

I risparmi

Il dibattito pubblico alterna voci di austerità energetica, ritorno al carbone, extradazi sul passaggio delle forniture attraverso lo stretto di Hormuz. In questo contesto i dati della piattaforma CIRO – aggiornati al 2025 dalla rete Italy for Climate e forniti in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì – dimostrano che le energie rinnovabili hanno già consentito al Paese di evitare 3,5 miliardi di euro l’anno in costi energetici aggiuntivi.

Grazie al raddoppio della potenza installata tra il 2008 e il 2024 (da 24 a 51 GW) e all’aumento della produzione di elettricità da rinnovabili (da 54 a 112 miliardi di kWh), l’Italia è riuscita a tagliare la quota del fabbisogno energetico soddisfatta da importazioni dall’83 al 76 per cento. Si tratta, in termini concreti, di oltre 30 milioni di barili di petrolio o 5-6 miliardi di metri cubi di gas naturale in meno ogni anno. «La situazione attuale ci mostra la spirale della dipendenza energetica: petrolio e gas sono concentrati nelle mani di pochissimi Paesi e le forniture sono minacciate dai nuovi conflitti. Le rinnovabili sono una delle chiavi per migliorare la sicurezza energetica e stabilizzare i prezzi dell’energia», spiega Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate.