Per favore, togliete i social a «The Donald». Toglietegli l’Ai, i tool che gli consentono di «memare» come fosse un liceale annoiato e, probabilmente, anche il vino. Perché, dazi o non dazi, sembra proprio che alla Casa Bianca se ne faccia un largo utilizzo, a giudicare dal tasso alcolemico della comunicazione social di Trump. Tra le cifre distintive del secondo mandato del tycoon da presidente Usa, infatti, c’è una raffica di post trash nei quali Trump appare, in ordine sparso, nei panni di cavaliere Jedi, Papa, Superman, personaggio del videogame Halo e, ultimo ma non ultimo, Gesù Cristo. Materiale su cui semiologi e massmediologi hanno sparso pensieri in libertà, tra chi dice che è una strategia per azzerare ogni distanza rispetto alla base elettorale maga e chi si scandalizza perché così in basso, ma proprio in basso, nessuna comunicazione di nessun capo di stato o di governo di nessuna nazione aveva mai osato spingersi. Per comodità del lettore, proviamo a riassumere qui i capitoli più clamorosi di questa storia bislacca.
Il rebranding della Casa Bianca
Gennaio 2025, parte il secondo mandato di Trump e, per far capire che la musica è cambiata, arriva il rebranding del sito della Casa Bianca. Non più la tradizionale tonalità chiara e «rassicurante» di blu cui eravamo abituati, ma un blu scuro molto serioso, quasi minaccioso. Sul frontone la bandiera a stelle e strisce è l’unica macchia di colore. Una dichiarazione d’intenti su quello che di lì in poi vedremo.















