La comunicazione passa anche dai cappellini. Lo sa bene il presidente statunitense Trump che da poco ha abbandonato il suo classico «Make America Great Again», Maga, acronimo che identifica il suo universo, il suo pensiero, il suo obiettivo, a favore di «Trump was right about everything», cioè Trump aveva ragione su tutto, che può essere riferito ai dazi (e infatti va avanti nonostante i giudici stiano man mano dando ragione ai vari ricorsi contro questi balzelli) ma anche ai migranti e alla sua politica delle «deportazioni» e della cacciata dagli Usa (salvo poi adottare correttivi in alcuni settori chiave del turismo quando le categorie glielo hanno chiesto), magari anche alla Groenlandia, che Trump vorrebbe statunitense e che invece ha detto «no», e più in generale su tutte le sue politiche, le sue idee.

In mezzo, vari cappellini la classica scritta Usa, a volte accompagnata dalle date delle elezioni, quella del 2024 e già quella del 2028, pensando a un ulteriore mandato (che sarebbe il terzo: consentito, non consentito, varie interpretazioni costituzionali possibili, poi se ne parlerà intanto c’è il cap pronto).

Slogan, appunto. Frasi semplici (e corte, perché sui cappellini i caratteri a disposizione sono pochi), motti diretti e che vanno al punto: sembrano una pubblicità. La strategia comunicativa probabilmente paga, perché è facile, resta in testa, ripetibile, riproducibile (e infatti quanti sono i politici, a partire da Musk, e i suoi fan-sostenitori che indossano gli stessi accessori), ci si può perfino guadagnare qualcosa, visto come funzionano le campagne elettorali in Usa, con il sostegno di grandi investitori e gente comune che può comprare i gadget.