Cosa dicono la psicologia e le ricerche e come migliorare la propria capacità di attrarre occasioni favorevoli
di Stefania Medetti
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Alcune persone sembrano trovarsi nel posto giusto al momento giusto, come la hostess serba Vesna Vulović, sopravvissuta a un disastro aereo perché rimasta incastrata da un carrello portavivande nella parte posteriore della fusoliera. Altre, al contrario, si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato, come Pete Best, licenziato dal ruolo di batterista dei Beatles poche settimane prima del successo planetario dei Fab Four. In mezzo a questi due estremi, la psicologia suggerisce che la fortuna sia meno misteriosa di quanto sembri e che, almeno in parte, sia un effetto collaterale di atteggiamenti, comportamenti e stili cognitivi. Decenni di ricerche su attenzione, ottimismo, resilienza e comportamento sociale, infatti, hanno iniziato a chiarire perché alcune persone intercettino più opportunità di altre. Uno fra più citati contributi sul tema è quello dello psicologo britannico Richard Wiseman, tra i primi a studiare la fortuna in modo sistematico come fenomeno psicologico e comportamentale, e non come destino o tratto mistico. Per oltre dieci anni, Wiseman ha analizzato persone che si definivano “molto fortunate” o “molto sfortunate”, mostrando che non sussistevano differenze significative in termini di intelligenza, personalità di base o background socioeconomico. Le differenze, piuttosto, cadevano in modo consistente in quattro aree: attenzione e apertura mentale, ottimismo funzionale, attribuzione personale degli eventi e resilienza.






