Alla cerimonia inaugurale della cinquantottesima edizione di Vinitaly, accanto all’intervento del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida prende forma uno degli allestimenti più iconici presso lo spazio del Masaf, collocato all’ingresso della fiera tra i padiglioni di Lazio ed Emilia Romagna. Se nel 2024 “Divina” rappresentava una ideale arena in cui immergersi nel territorio e nel 2025 lo scenografico “The Reason Wine” invitava a riflettere sull’eccellenza della viticoltura italiana, il 2026 si presenta come un vero e proprio inno nazionale. “Dentro c’è l’Italia”, questo il nome dell’opera, è una bottiglia monumentale, lunga trenta metri e alta dieci, che accoglie i visitatori trasformando l’ingresso in un’esperienza immersiva.
Racconto
“Forse la bottiglia più grande del mondo – ha affermato Lollobrigida – collocata proprio all’ingresso della fiera e impreziosita all’interno con vere e proprie opere d’arte. Un monumento che mi piacerebbe potesse restare in questo luogo”. Non un semplice stand, ma un racconto tridimensionale che intreccia paesaggio viticolo, immaginario classico e identità produttiva. All’interno, il percorso multisensoriale mette in dialogo 22 vitigni rappresentativi dell’intero Paese - dal Nebbiolo al Primitivo, dal Nero d’Avola al Friulano, fino al Sagrantino e al Montepulciano - con sei statue di epoca romana provenienti dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi e da Palazzo Pitti, rese disponibili grazie al Ministero della Cultura e giunte a Verona con il contributo di Generali. Le sculture – tra cui i gruppi di Bacco e Satiro, Bacco e Ampelo, la Ninfa con pantera, la figura di Bacco e quella dell’Ora – costruiscono una narrazione simbolica potente. Il dio del vino torna protagonista, affiancato da Ampelo, il giovane destinato a trasformarsi nella vite secondo il mito, mentre l’Ora richiama il ciclo delle stagioni, scandendo il tempo naturale della viticoltura. Un racconto che affonda nella classicità per restituire senso contemporaneo al vino come prodotto culturale.











