"Facile come respirare” è un modo di dire corrente per dire quanto sia semplice fare una certa azione. Respirare infatti dovrebbe essere naturale. Ma non per chi ha la Bpco (Bronco-pneumopatia cronica ostruttiva).

Tosse produttiva cronica, terribile soprattutto al risveglio, fatica anche a compiere i gesti più ordinari e una “fame d'aria” quotidiana che rende difficile anche salire una rampa di scale o uscire di casa e compromette i rapporti sociali. E la Bpco spesso si scopre troppo tardi, quando ha già “bruciato” un’importante parte della funzione respiratoria.

«In Italia – ricorda il professor Alberto Papi, ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio dell'Università di Ferrara e direttore della Clinica pneumologica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna di Ferrara - il fumo rimane il principale fattore di rischio (oltre il 70% delle cause) per la Bpco. Ma non è il solo. A livello globale le cause principali sono l'inquinamento ambientale e indoor. E i cambiamenti climatici amplificano ulteriormente il fenomeno: le ondate di calore aumentano del 17% del rischio di mortalità nei soggetti con patologie respiratorie».

L’INCIDENZA

In Italia la Bpco interessa oltre 3,5 milioni di persone ed è coinvolta in oltre la metà dei decessi per malattie respiratorie. Nel mondo, le attuali 300-400 milioni di persone colpite, diventeranno quasi 600 milioni entro il 2050. Una vera e propria crisi sanitaria, di cui c’è scarsa consapevolezza. E il vero dramma della Bpco è una vita scandita dall’incubo delle riacutizzazioni, quei peggioramenti improvvisi che possono portare al pronto soccorso e accelerano il deterioramento dei polmoni. «Oltre la metà dei pazienti con Bpco fa riacutizzazioni – ricorda il professor Papi - anche chi fa uso intensivo di farmaci per via inalatoria (la triplice terapia inalatoria). Una parte di questi ha un’infiammazione di tipo 2, caratterizzata da un aumento di eosinofili nel sangue, che è il biomarcatore dell’infiammazione residua non curata dalla terapia inalatoria. E per loro, fino a oggi, le opzioni terapeutiche erano scarse».