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Una minaccia concreta, ibrida e interconnessa. Tra stranieri radicalizzati, intercettati dalla rete di prevenzione, aree antagoniste, mobilitazioni legate ai conflitti internazionali in corso e la sempre presente galassia dell'anarco-insurrezionalismo. A fare il punto, in occasione della Festa della Polizia, è Matteo Piantedosi. E il titolare del Viminale rimarca subito un dato, forse il più clamoroso: sono ben 239 gli stranieri espulsi dall'Italia per motivi di sicurezza nazionale dall'inizio della legislatura.

Una cifra che segna una crescita del 40 per cento rispetto al triennio precedente, e che riguarderebbe in larga parte soggetti ritenuti a forte rischio di radicalizzazione. Islamisti intercettati dalle nostre forze dell'ordine e allontanati dal Paese in via preventiva, prima che potessero tradursi in rischi concreti, passando all'azione.

Ma più in generale, dalle parole pronunciate da Piantedosi alla Festa della Polizia, appare chiaro come in questo momento storico la sicurezza veda sfumare i confini tra le tradizionali categorie rigide. La radicalizzazione non segue più percorsi lineari, ma attraversa ambienti diversi, e assume anche forme e linguaggi differenti. Così, accanto alla tentazione del radicalismo islamista, monitorato sul piano preventivo e colpito dalle espulsioni, si muovono altre aree di tensione interna. Aree che, dall'antagonismo ai movimenti pacifisti, fino agli ambienti anarchici, pur restando distinte tra loro, tendono sempre più a condividere spazi e dinamiche di radicalizzazione, oltre che linguaggi e parole d'ordine.